“Al di là di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato c’è un giardino. E’ li che io ti aspetterò”
Durante la nostra vita, le parole che leggiamo ci scivolano addosso sfiorandoci la pelle e la mente. Alcune, però, si fermano, s’incastrano in punti che pensavamo aver nascosto e lì rimangono, come oasi a cui far ritorno quando il mondo fa paura.
Allentando la logica, i pensieri si proiettano talmente veloci in avanti che manca il respiro. Giusto e Sbagliato. Due grandi
recipienti dove buttiamo ogni cosa. Incapaci di tenere un pensiero, un’emozione tra le mani, ce ne liberiamo immediatamente. Giusto e Sbagliato sono due cancelli che, se non proviamo a scardinarli, ci lasceranno sempre al di fuori di quel che di vero può esistere. Si avverte un’esigenza fisica di questo giardino. E, ad ognuno, è data la scelta di vederne i colori, la profondità, la via che conduce ad esso. È come un abbraccio, si può abbandonare questi stupidi pesi e, finalmente, salpare verso ciò che non conosciamo. Il giardino è là, oltre quello che siamo soliti essere. E’ la ricompensa per chi osa fare quei passi diversi, dentro o fuori da se stesso. E’ li che io ti aspetterò. Viene da pensare che, nel momento stesso in cui si leggono queste parole, il viso di un’altra persona sgorghi dal pensiero e si metta lì, in mostra, nella nostra testa.
Coreografie Salvatore Romania, Laura Odierna
Danzatori Konstyatyn Hryhro’Yev e Giulia Morandi